Volendo fare delle considerazioni utili su certe esperienze che delle persone, ed io personalmente, vado facendo in questa benedetta casetta dei Micali, più che in riflessioni psicologiche o teologiche, trovo la spiegazione in talune esperienze vitali impensate.
Un giorno mi capitò d'incontrare casualmente quel Walter Gazzina, di cui la Gazzetta Ionica di Reggio Calabria il 25.11.1989 esprimeva il pensiero: "Ho capito subito, di fronte alla sacra Immagine di Gesù sanguinante, di essere davanti a qualcosa di soprannaturale". Senza che nessuno ve lo esortasse, egli s'ingegnò a farsi il segno della croce, dopo molti anni, e a "pregare" dal suo cuore, senza formule fatte. Mi afferma con viva coscienza, che, anche se non riesce a superare un'istintiva avversione per il "prete", legata a penosi ricordi di un'infanzia da clima di "don Camillo", (il Gazzina è cresciuto in Lombardia), di fronte a quel Cristo, che considera "vivo", e che spesso va a visitare, si sente radicalmente trasformato". "Tanto per dirgliene una, afferma, con aria quasi di vittoria, da allora ho smesso di bestemmiare, cosa che prima mi sembrava naturale e necessaria; e non passa giorno che non faccia le mie preghiere".
Vorrei vedere, se qualcuno, prete o no, si attentasse a dire, davanti a un tal uomo, che quel che succede nella casetta dei Micali sarebbe effetto di imbrogli umani, fattucchierie e simili.
Gli è che, volenti o nolenti, in questa stanzetta veniamo a trovarci di fronte a un qualcosa d'impalpabile, inafferrabile, che però ti prende al di là di ogni pensiero, suggerendoti, quasi imponendoti, pensieri e atteggiamenti quanto mai alieni dalla tua vita.
Lo può affermare quella giovane donna alta e bionda, dall'aria disinvolta, che dopo una lunga paziente attesa del suo turno, mi chiese di ricevere la sua confessione. Le persone che quel pomeriggio riempivano la stanzetta mi raccontavano quello che lei stessa aveva sentito il bisogno di confidare là, pubblicamente. Non sapeva spiegarsi come si trovasse là; un gruppo di sue amiche l'aveva invitata ad una gita, con meta quella casa; ma lei, dopo aver ricusato di unirsi a loro, si era decisa a venirvi per conto suo.
Non sa rendersi conto di quanto le sta succedendo là dentro. Da molti anni, caduta nelle panie di protestanti e testimoni di Geova, non era entrata in una chiesa cattolica. Ora, sentendo che in una stanza accanto c'è un sacerdote che riceve le confessioni, dichiara che, vorrebbe confessarsi anche lei, ma non sa da dove cominciare... Incoraggiata dai circostanti, dopo parecchie esitazioni, si presenta a me. Posso dire che, alla fine, era così contenta che chiese al vecchio frate sconosciuto, con la benedizione, un segno di affetto paterno. Poche volte, nella mia lunga prassi del confessionale, avevo riportato una gioia così viva e profonda.