Il 27 Marzo 1993 al terzo anniversario dall'inizio delle effusioni di Sangue dal S. Volto di bronzo di Gesù Agonizzante, un numeroso pellegrinaggio proveniente da Torre del Greco (Na), viene a Giampilieri Marina per celebrare nella casa dei Micali la ricorrenza. Sono arrivati con un grosso torpedone, nel primo pomeriggio, e dopo aver soddisfatto la pia curiosità, che chiede la spiegazione delle croci sanguigne, che tappezzano la stanzetta, in cui è esposto il quadro di bronzo, centro di tanto interesse, avute le notizie sul come e il quando queste manifestazioni sono cominciate e su parecchie altre cose che vi sono avvenute in seguito, soddisfatte le proprie devozioni, tutti vanno nella chiesa parrocchiale, per la santa Messa. Ci vado anch'io per mettermi a disposizione per le confessioni. Finita la Messa (tutti hanno ricevuto la Comunione), si ritorna nella casa dei Micali, per un ultimo momento di preghiera e un saluto a Gesù. Viva emozione provoca la ricerca degli oggetti personali (un fazzolettino, un pacco di bambagia, un indumento) depositati prima di andare in chiesa sotto la sacra Immagine piangente: quasi tutti trovano un segno di "benedizione del Signore", una crocetta, una macchia più o meno marcata del Sangue divino, una parola, ecc, e se lo mostrano con emozione e gioia. Poi ci si dispone alla partenza, per arrivare a Torre l'indomani mattina.
A1 momento dei saluti, per me una sorpresa. Nel gruppo col quale mi ero intrattenuto in conversazione una mezz'oretta, avevo notato un uomo maturo, appartato e silenzioso. Quando si avvicina per salutarmi, scorgo nei suoi occhi due grosse lacrime che scendono. "Che c'è, amico? Non sei soddisfatto? Qualcosa che non va?" gli chiedo, preoccupato.
"Niente, padre. E che ho una strana paura: la grande gioia che ho trovato qui, non verrà meno, quando sarò lontano, a casa mia?" Qualcheduno dei presenti mi spiegò: "Forse è che quest'uomo da una ventina di anni non è andato in chiesa, non si confessava. Ora, qui è cambiato...".
Lontano ricordo d'infanzia. Il particolare, che mi ritorna a distanza di molti mesi, mi rinnova vivamente un ricordo familiare della mia lontana infanzia. Era il giorno di Pasqua, all'età mia di 7-8 anni. A tavola c'era mio padre, cinquantenne. Con l'evidente scopo di sottolineare per noi ragazzi l'importanza di quella festa, e una via da seguire con cura, per evitare inutili rimpianti tardivi, ci raccontava. Egli era molto amico, compare d'un nostro vicino di casa, che io ricordo bene, nell'immagine, che ne avevo nella mia infanzia: un lavoratore assiduo e austero col volto piuttosto severo, con baffi maestosi e sopracciglia folte e scure, di poche parole, mentre badava sodo, coi figli maggiori di me, alla lavorazione del legno, per la costruzione di grandi botti. Nonostante ci trattasse sempre delicatamente, per l'aspetto severo della sua figura, e la severità del mestiere, io lo avvicinavo sempre con soggezione.